CARMELO ANZALONE
Carmelo Anzalone era ritornato al paese per la ricorrenza dei morti, come ogni anno. Prendeva il treno a Viterbo, dove era emigrato e dove lavorava ormai da diversi anni. Arrivava una settimana prima della festività dei defunti a Racalmuto. L’aspettava contenta la vecchia madre. Trascorreva la mattinata al cimitero per una visita alla tomba del padre, durante il resto della giornata andava in giro a fare visita ai tanti amici e parenti. Organizzava qualche cenetta in casa della madre per “l’augurio” di stare insieme ai suoi paesani. In quel tardo pomeriggio del cinque novembre del 1992 Carmelo Anzalone era andato in macelleria per comprare il necessario per la cena che poco più tardi avrebbe cucinato personalmente. Quella parte del paese era sempre animata, perché piena di negozi di vario genere: uno appresso all’altro, lungo la strada, c’era la macelleria, la pasticceria, il bar, la tabaccheria… Carmelo era uscito contento dalla macelleria dopo aver fatto anche quattro chiacchiere con il titolare, gioviale come lui. Stava scendendo alcuni scalini sulla Via Garibaldi quando sentì la “maschiata”. Solo che non erano fuochi d’artificio della festa per la Madonna del Monte. Erano gli spari di una mitraglietta. Cadde sopra il sacchetto con dentro la carne che aveva appena comprato. Due di quelle maledette pallottole che fischiavano nell’aria lo avevano colpito, senza scampo. Carmelo Anzalone su quei gradini c’era tragicamente finito nello stesso momento in cui il giovane Giuseppe Macaluso (26 anni) era uscito dal bar in compagnia del suo amico Luciano Polifemo. L’obiettivo degli assassini era Macaluso, ma non si curarono di aspettare che fosse solo e fecero fuoco senza pietà in quell’angolo della via Garibaldi. Il primo a cadere fu proprio l’innocente Carmelo Anzalone, centrato al petto e al collo.






